AFTER CALEIDOSCOPIO
La riattivazione della mostra a distanza di quarant’anni l’ha trasformata in una sorta di ready made, conferendole un valore diverso e agendo come approfondimento non solo sui processi della moda – che nel caso della pelliccia sono rimasti in gran parte invariati – ma anche sui modi in cui oggi possiamo rapportarci all’oggetto pelliccia
Se nell’installazione esagonale del 1985 ciascuna nicchia conteneva evocazioni di suggestioni e tinte, in questa (un ottagono di cui sei facce sono nicchie e due passaggi) si è scelto di mettere in mostra l’oggetto nato da quelle idee, ricerche, tecniche. Il fine è evidenziare come la stratificazione di competenze tecniche, di talento creativo e di significati approdi a un risultato che è espressione di una ricerca artigianale unica nella capacità di piegare materiali e forme e che si esprime al meglio nella complessa dimensione della progettazione immateriale
(2026)
In uno spazio esagonale aperto ecco un flash di cinque collezioni che in qualche modo riassumono i passaggi già visti. Sempre a unificare, a dare un tema comune a una serie di idee, di tecniche, di emozioni, interviene un elemento ispiratore: i muri di Roma (1978) ad esempio che hanno ispirato conce e tinte dal giallorosato al ruggine, alle ambre, ai rossi mattone dai toni pastosi; i Macchiaioli (1982), che hanno fatto sperimentare per la prima volta associazioni di colori diversi sulla stessa pelle a effetto impressionista; i cieli del mondo (1979), che hanno acceso di rosso o di azzurro le pellicce più diverse; il nero, che è una costante di tutte le collezioni e che viene fatto brillare con giochi di luci creati sulla diversa lucentezza del pelo
(1985)
LA SALA DEL 1985
Cappotto in persiano afgano dritto e rovescio, modello “Labirinto”
Collezione "I cieli del mondo", A/I 1979-80
Cappotto reversibile lungo al bacino in persiano afgano color blu-verde. Di linea ampia e sagomata, si chiude sul davanti con un laccio che ne avvicina i lembi sormontando i grandi revers. Le maniche si arrotondano sulla spalla per seguire il motivo che costruisce e disegna il capo, chiamato “Labirinto”. Realizzato a tarsia, viene ottenuto tagliando le pelli e assemblandole alternando lato pelle e lato pelo. Dalla sua lavorazione si ottiene anche un secondo modello con motivo speculare. Il disegno è ispirato alla planimetria del labirinto di siepi dei giardini di Hampton Court Palace a Londra, creato nel 1690 in onore di Guglielmo III d’Orange
Giacca in mongolia
Collezione "I cieli del mondo", A/I 1979-80
Giacca corta in mongolia di toni policromi, ispirati ai colori dei cieli del mondo e alle loro condizioni atmosferiche. Nel comunicato stampa si leggono tra gli altri i nomi Nebbia a Milano, Foschia a Londra, Notte a Tokyo, Mezzogiorno a St. Germain, Crepuscolo a Venezia. Di linea leggermente svasata, la giacca si chiude con una fila di lacci in pelle. Il collo è sciallato, le maniche lunghe e ampie. Il motivo movimentato a macchie di colore alterne è realizzato cucendo insieme strisce di pelo di tinte diverse
Abito in camoscio matelassé e mongolia modello “Pompiere" e cintura in camoscio. Sciarpa in raso matelassé, heritage reproduction
Collezione "I cieli del mondo", A/I 1979-80
Abito lungo al ginocchio con bustino in camoscio trapuntato con motivo a linee verticali ondulate, lavorazione detta “Onde”. Il collo rialzato con pieghe in rilievo consente di fissare una sciarpa in raso trapuntata nello stesso motivo del bustino. La vita stretta è chiusa da cintura nello stesso materiale. La voluminosa gonna in mongolia accentua la linea a clessidra dell’abito. L’intero capo e i suoi accessori sono tinti del colore “tramonto a Roma”
Giacca in montone con applicazioni in vajo, lavorazione “Nuvole"
Collezione “Terra”, A/I 1984-85
La giacca corta al bacino è realizzata in montone con collo, orli e intarsi in vajo nei toni del marrone. Il colletto stondato è rialzato. LA giacca si chiude con quattro bottoni fino all’orlo inferiore della giacca, che fascia i fianchi chiudendosi con una cintura. Il busto e le ampie maniche a taglio raglan sono intarsiate con motivo “Nuvolette”. Il pianeta Terra, viene scritto infatti nel comunicato stampa della collezione, è la migliore fonte di ispirazione: “Mille idee nascono dalle sue rotondità e dalle sue strutture e superfici multiple. […] Riflesse in un solo materiale - la pelliccia - tutte le possibilità dell’universo”
Mantella in vajo chevron
Collezione "I Macchiaioli", A/I 1982-83
Ampia mantella in vajo in diverse sfumature del marrone. Lunga al ginocchio, si chiude al centro con una fila di gancetti, che dal colletto rialzato scende fino all’orlo inferiore del capo. La disposizione dei motivi naturali del pelo crea, nella mantella a ruota, un effetto grafico chevron, che per tinta richiama i paesaggi assolati spesso ricorrenti nelle immagini dei pittori del gruppo dei Macchiaioli
Cappotto in ermellino
Collezione "I Macchiaioli", A/I 1982-83
Cappotto lungo al ginocchio in ermellino di colore brunito, con una striscia di bianca che taglia orizzontalmente il busto. La manica è ampia e costruita, il colletto rialzato. Il capo è costruito assemblando rettangoli di pelo disposti in verso alternato, creando un motivo rigato trompe l’oeil lucido e opaco. L’effetto è ispirato al tratto pittorico dei Macchiaioli, gruppo di artisti attivi principalmente in Toscana nella seconda metà dell’Ottocento, che dà il nome alla collezione