AFTER SCHIZZI
La necessità di riproporre la mostra del 1985 in spazi differenti del museo ha costretto a riconfigurare la sezione che presenta gli schizzi di Karl Lagerfeld. Lagerfeld disegnava in continuazione. Per lui disegnare era un modo di pensare e di chiarire immediatamente quello che stava immaginando. Nel momento in cui diventava figurino, il disegno veniva precisato nei minimi particolari, per essere comprensibile a tutti coloro che, in diversi passaggi, l’avrebbero fatto diventare architettura vestimentaria.
Il numero dei fogli è sceso a centosessantaquattro, che sono comunque molti e documentano la qualità del disegno di Lagerfeld e la sua inesauribile immaginazione impastata di pragmatismo progettuale. Per molti c’è un cambio di dimensione perché sono stati posizionati successivamente su supporti come si riscontra una stratificazione di commenti e spiegazioni che documentano la vitalità e il valore di questi disegni
La dislocazione nei due corridoi che fiancheggiano la sala centrale ha reso impossibile conservare l’effetto canocchiale dell’allestimento originario, ma permette di guardare i disegni in modo diverso, esaltandone il valore di opere e confermando l’appartenenza del loro autore alla storia della moda contemporanea
(2026)
La sala centrale vede, in un'ottica a cannocchiale, già visibile dall'entrata, una fuga di schizzi, selezionati tra i circa duemila che K.L. ha disegnato in venti anni di collaborazione con Fendi. Questi disegni si commentano da soli: anno per anno il tratto di Lagerfeld si trasforma, da segno quasi naturalistico, ma già ironico e sdrammatizzato del 1966 (dove la pelliccia è già colorata e pensata come una moderna tuta per la montagna ad esempio), al tratto grintoso e quasi espressionista degli schizzi degli ultimi anni. La cesura più netta sembra essere intorno al 1975 dove quasi radicalmente il modo stesso di disegnare si trasforma, la figura assume un'enfasi sempre maggiore intorno alle spalle, i volti divengono più scarni ed espressivi, il pennarello comincia a delineare i contorni
Durante tutto l'arco dei venti anni però immagini ricorrenti: la cavallerizza (1966, 1970, 1979), la redingote, variamente interpretata, il body, il gilet, e poi idee che si intravedono l'anno precedente, sviluppate ed elaborate la stagione successiva (l’asimmetria nel 1982, sviluppata nell'83, la tunica nel 1983, sviluppata nell'84, la cinta stretta a formare una donna clessidra nell'81, riproposta e ripensata nell’'84 e nell’85, ecc.)
(1985)
LA SALA DEL 1985
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